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Passa per il teatro la passione di Cino Granata per la pittura, una 
passione coltivata da autodidatta.
La via della musica era l'altra strada che lo aveva tentato e che lo avrebbe portato lontano da Verona.
Strana scelta quella di rinunciare ad una carriera americana per restare saldamente ancorato alle proprie radici di provincia, dove l'evasione avviene per via di immaginazione, di pensiero e di emozioni.
Emozioni che Cino Granata ha la possibilità di mettere in gioco su un terreno tutto particolare, quello del mondo a parte del palcoscenico. Strana scelta ma che si può comprendere conoscendo Cino Granata e pensando alla giovane età in cui gli è capitata addosso.
Il bivio che gli si è prospettato sembra essere stato affrontato in maniera serena, perché non sembra di percepire in lui traccia di rimpianto o di recriminazione, tutt'altro. Ma il suo sguardo è nostalgico, è rivolto all'indietro e all'interno, è riflessivo come le sue parole e le sue visioni di luce.
C'è un velo di struggimento attraverso cui le immagini della campagna solitaria vengono percepite e riproposte, un velo che si posa anche sullo sguardo dei suoi alter ego, ritratti mentre una staffilata di luce ne staglia i lineamenti contro l'ombra.
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